La ‘Rinascenza’ di Ciro Palumbo

Un’immagine dell’inaugurazione della mostra di Ciro Palumbo, a sx con il consigliere Marco Semplici

E’ stata inaugurata venerdì 27 aprile presso le Sale Fabiani di Palazzo Medici Riccardi (via Cavour 3) la mostra ‘Rinascenza’, l’ultima storia poetica narrata dai quadri di Ciro Palumbo che introduce il visitatore in una delle culle dell’arte italiana, Firenze, a stretto contatto con uno dei momenti più significativi della nostra storia, il Rinascimento.

La mostra, realizzata con il patrocinio della Città Metropolitana e del Comune di Firenze e della Regione Toscana e in collaborazione con 7ettanta6ei Art Gallery di Milano, FuoriLuogo – Servizi per l’Arte di Filippo Lotti e C.R.A.- Centro Raccolta Arte, resterà aperta fino al 20 maggio. E’ curata da Riccardo Ferrucci.

Il catalogo che accompagna l’esposizione presenta interventi del Sindaco Dario Nardella, di Ferrucci, dello storico dell’arte Luca Nannipieri con schede tecniche, a commento delle opere, a cura della critica Francesca Bogliolo.

Nella giornata inaugurale la mostra è stata visitata dal consigliere delegato della Città Metropolitana Marco Semplici.

Ciro Palumbo è nato a Zurigo nel 1965. Il suo percorso artistico prende l’avvio dalla poetica della scuola Metafisica di Giorgio de Chirico e Alberto Savinio, per reinventarne tuttavia i fondamenti secondo un’interpretazione personale del tutto originale.

Nella sua ricerca procede attraverso momenti di contemplazione e silenzi metafisici, a cui si contrappongono espressività notturne e intimamente travagliate; le sue opere si presentano dunque come palcoscenici in cui gli oggetti presenti sono portatori di simbologie oniriche. L’artista presenterà circa trenta opere pittoriche frutto del lavoro svolto nell’ultimo anno.

“I sogni di Ciro Palumbo, cifra della sua arte, sono nitidi e votati alla ‘Rinascenza’ – osserva Nardella – Ali che spiegano delicatamente e in modo protettivo il volo, nuvole che accarezzano il paesaggio onirico; piccole case aggrappate a costoni rocciosi sospesi (echi di Magritte) nell’aria concepita come un mare trasparente talvolta percorso da barche che solcano il vuoto, sembrano prefigurare a loro volta la cornice di ‘un segreto non ancora svelato’ come scrive Palumbo a proposito di questa mostra”.

Per Luca Nannipieri “si è muti di fronte a certe opere di Ciro Palumbo, di una mutezza dettata da un senso di composta e regolata meraviglia. L’arte del Novecento ci ha abituato alle più disparate reazioni: l’indignazione, la perplessità, la riverenza, il rifiuto, l’indifferenza, il biasimo, il vivo stupore. Ma quale reazione si genera in noi vedendo i lavori di Palumbo? Certamente non il rifiuto, non l’indifferenza, non il biasimo. Allora che cosa?… Si pensa che i titani alle sue spalle siano Giorgio De Chirico (e certamente lo è), Salvador Dalì (e sicuramente lo è), René Magritte (e indubitabilmente lo è), Alberto Savinio (e lo è senza titubanza), ma anche Max Ernst e altri.

Eppure la reazione che proviamo davanti alla sua attività non è una sensazione di ricapitolazione rispetto a quelle esperienze così decisive per il XX secolo. In fondo, essi sono tutti padri che lui ha tradito, e questa è la forza, questa è la necessità dello stile individuale quando riesce ad imporsi come tale: ovvero riconoscere una tradizione, riconoscerne le paternità, le dipendenze, le grandezze, e al tempo stesso tradirle, superarle. Si è epigoni di una tradizione quando non si è capaci di innovare. Si è invece artisti quando la tradizione – i padri – si riconoscono e si violano. Si diserta il loro campo, dopo averlo compreso, per generare il nostro”.

“L’ultima storia poetica narrata da Ciro Palumbo – scrive nel catalogo Riccardo Ferrucci – ci introduce in una delle culle dell’arte italiana, Firenze, a stretto contatto con uno dei momenti più significativi della nostra storia, il Rinascimento. È un confronto vissuto tutto attraverso un dipingere profondo che rinnova il nostro modo di guardare e l’originalità della visione nasce necessariamente da un ricordo del passato, da una storia che si fa memoria.

L’artista autentico è un poeta, capace di inventare un proprio mondo non limitandosi a riprodurre l’esistente, ma in grado di creare immagini e visioni che provocano stupore e meraviglia, che ci immergono in un luogo della bellezza e della poesia. Il viaggio dell’artista non ha mai fine è un continuo percorso verso il nuovo, ma portandosi dietro le memorie e la ricchezza del passato, della storia. Per Ciro Palumbo la vera evoluzione è una continua rinascita, mettersi in gioco per comprendere una verità autentica, gettare lo sguardo oltre il muro e cogliere la verità per frammenti, attraverso squarci di luce. In questo viaggio è in compagnia di autori cari della pittura metafisica, da Savinio a De Chirico, ma il suo sguardo si spinge oltre verso i protagonisti assoluti della moderna pittura: da Sandro Botticelli a Michelangelo”.

“Palumbo – ha osservato all’inaugurazione Michele Brancale – rilegge in chiave originale e personale anche la tematica surrealista del non luogo, tornata oggi al centro di discussioni soprattutto sociologiche a proposito delle nostra città, colorandola di motivi che fanno sperare e guardare oltre: ali e nuvole rendono giocosi, privi di un senso di naufragio, anche soggetti, come la celebre isola di Bocklin che l’artista reinterpreta alla luce della sua poetica”.

La mostra resterà aperta ai visitatori fino al 20 maggio 2018. Orario di apertura: tutti i giorni dalle ore 11 alle ore 19. Chiuso il mercoledì. Ingresso a pagamento, ticket Palazzo. Per info: 7ettanta6ei Art Gallery, 345 0517103 info@7ettanta6eigallery.com.

In allegato foto di Antonello Serino (Ufficio Stampa – Redazione di Met)

 

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