Rischio sismico

Rischio sismico - terremoto nel mugello del 1919

Definizione generale

(tratte dal sito del Dipartimento di Protezione Civile e della Regione Toscana)
Il territorio italiano si estende su più placche tettoniche, il cui movimento reciproco genera periodicamente dei terremoti. Per tale motivo il nostro Paese è ad alto rischio sismico.
Occorre inoltre considerare che i terremoti vanno a colpire un patrimonio edilizio che per buona parte, soprattutto nei centri storici dei nostri numerosi comuni, risale a epoche antiche, quando ancora non si conoscevano le tecniche di costruzione antisismica. Si calcola pertanto che 20 milioni di italiani siano potenzialmente esposti al rischio sismico.
Il terremoto è un fenomeno non prevedibile e generalmente di breve durata (qualche decina di secondi), ma che può avere effetti devastanti. L’impossibilità di prevedere i terremoti determina, ancor più che per gli altri rischi, la necessità di un’accurata ed estesa opera di prevenzione.
Ogni evento sismico di rilievo anche fuori dal territorio italiano, viene monitorato dalle reti di rilevamento coordinate dal Dipartimento (RNSC dell’INGV). Il Dipartimento possiede anche una sua rete di rilevamento in grado di registrare gli eventi più forti: (RAN – Rete Accelerometrica Nazionale).

Con Deliberazione GRT n. 421 del 26/05/2014, pubblicata sul BURT Parte Seconda n. 22 del 04.06.2014, è stato approvato un aggiornamento della classificazione sismica regionale, relativo all’aggiornamento dell’allegato 1 (elenco dei comuni) e dell’allegato 2 (mappa) della Deliberazione GRT n. 878 dell’8 ottobre 2012.

Tale aggiornamento dell’elenco di classificazione sismica è divenuto necessario a seguito della fusione di 14 comuni toscani, con conseguente istituzione dal 1 gennaio 2014 di 7 nuove amministrazioni comunali. (vedi la storia della classificazione)

Si fa presente che i sette nuovi Comuni (Fabbriche di Vergemoli in provincia di Lucca, Crespina Lorenzana e Casciana Terme Lari in provincia di Pisa, Figline e Incisa Valdarno e Scarperia e San Piero in provincia di Firenze, Castelfranco Piandiscò e Pratovecchio Stia in provincia di Arezzo) si sono originati da fusione di comuni omogenei sotto il profilo della pericolosità sismica di base e della classificazione sismica, per cui l’aggiornamento ha previsto semplicemente la conferma della classificazione sismica dei comuni originari.

Il nuovo elenco e relativa mappa di classificazione sismica sono di seguito consultabili:

Contestualmente, si è provveduto alla cessazione d’efficacia della Deliberazione GRT n. 841 del 26 novembre 2007 “Approvazione dell’elenco aggiornato dei comuni a maggior rischio sismico della Toscana“. La progressiva riduzione negli ultimi 10 anni dei comuni classificati in zona sismica 2 ed il corrispondente aumento del numero di comuni inseriti nell’elenco dei Comuni a Maggior Rischio Sismico della Toscana ha fatto venir meno le condizioni per mantenere all’interno della zona sismica 2 la distinzione dei Comuni a Maggior Rischio Sismico.Questa operazione, inoltre, si è ritenuta opportuna poiché i moderni criteri nazionali di stima della pericolosità sismica (O.P.C.M. 3519/2006 ed NTC 2008), peraltro già recepiti dal 2012 nella classificazione sismica regionale, consentono la determinazione puntuale di tale parametro (approccio “sito-dipendente”), permettendo in tal modo di discriminare a livello regionale le aree a maggior pericolosità sismica.

http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/rischio_sismico.wp

http://www.regione.toscana.it/speciali/rischio-sismico

 

Il Rischio Sismico nella Città Metropolitana di Firenze

Il rischio sismico, sulla base degli eventi storici e sulla base delle approfondite conoscenze acquisite in campo scientifico, rappresenta un rischio non residuale e per questo oggetto di particolare attenzione. Per tale motivo nel 2005 la Provincia di Firenze ha avviato e portato a termine, grazie ad una convenzione con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Firenze, uno studio sul rischio sismico effettuato analizzando le sue tre componenti: pericolosità, vulnerabilità ed elementi a rischio. Per lo studio della pericolosità sismica sono state utilizzate carte del SSN-GNDT, inoltre sono stati individuati gli epicentri dei maggiori terremoti storici e di quelli registrati strumentalmente negli ultimi venti anni. Quindi è stato condotto uno studio specifico sulle possibili sorgenti sismogenetiche. Lo studio di risposta sismica locale è stato effettuato integrando informazioni geologico-tecniche e morfometriche del territorio provinciale ad acquisizioni strumentali del rumore ambientale per la stima del fattore di amplificazione e dei periodi di risonanza dei terreni. La vulnerabilità sismica degli edifici è stata stimata in base al loro periodo di costruzione. Sono state individuate tre classi di vulnerabilità e, attraverso matrici di probabilità di danno, è stato possibile mettere in relazione l’intensità del terremoto atteso al livello di danno per ogni classe di vulnerabilità. Le carte topografiche numeriche sono state utilizzate per estrarre e per classificare gli elementi a rischio (cfr. all. C11). Questi sono stati raggruppati in Edifici e centri abitati, Linee di comunicazione, Reti tecnologiche, Materiali pericolosi ed Edifici di particolare interesse artistico e religioso.

Le zone sismogenetiche più rilevanti sono quelle della fascia appenninica, in cui si riscontrano terremoti storici di elevata magnitudo e buona densità di terremoti registrati strumentalmente (cfr. all. C5). Si nota inoltre una buona correlazione generale tra l’ubicazione delle strutture attive e gli epicentri dei principali terremoti, ed in particolare in Mugello dove vi è la maggior concentrazione di terremoti di forte intensità in accordo con la maggior concentrazione di faglie attive. Tuttavia alcune zone quali il Valdarno superiore presentano numerose faglie attive, ma non presentano record storici per quanto riguardano forti terremoti. Dati ottenuti dal Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI, 1999), che include i principali terremoti italiani avvenuti dal 416 a.C. al 1997, 46 eventi, di intensità compresa tra 4 e 9 della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS) hanno un epicentro ubicato all’interno della Provincia di Firenze. Molti sono i terremoti documentati nell’area mugellana, come l’evento del 1919, quello del 1542 e del 1597, mentre una abbondante densità di terremoti strumentali viene registrata nel Comune di Firenzuola e nei Comuni adiacenti, una fascia di media intensità tra i Comuni di Montespertoli, San Casciano e Certaldo.

In sintesi i comuni più sismici sono quelli a Nord-Est della Provincia in cui l’accelerazione massima prevista per un tempo di ritorno di 475 anni è di 0,25g mentre per i comuni nella parte sud occidentale l’accelerazione prevista è 0,12g. In termini di Intensità macrosismica per un periodo di ritorno di 475 anni si attendono eventi di intensità VIII MCS nella parte nord-orientale fino a intensità VI MCS nella parte centrale e meridionale della Provincia.

Cartografie e Tabelle di Riferimento