Consigliera di parità – Modalità di intervento

Il decreto 196/00 ha rafforzato le competenze della consigliera di parità sancite dalla legge 125/91, ridefinendo e ripotenziando le funzioni e le dotazioni strumentali.
Questo contribuirà a migliorare l’efficienza delle Azioni positive ed ad adeguare e rendere più incisiva l’azione antidiscriminazione.

I punti fondamentali sono:

a) Consigliera- Consigliere di parità

Le funzioni di questa figura istituzionale vengono rafforzate e potenziate attraverso:

  • l’individuazione di criteri e competenze per la designazione da parte di organismi deputati e per la nomina da parte del Ministro del Lavoro, l’introduzione di un potere sostitutivo del Ministero in caso di inadempienza (mancata designazione, assenza di requisiti, violazione procedure);
  • l’istituzione di un fondo per l’attività delle consigliere e dei consiglieri di 20 miliardi annui, finanziato dal Ministero del Lavoro e da quello delle Pari Opportunità.

b) Azioni in giudizio

Vengono potenziate le funzioni delle consigliere e dei consiglieri tese al rispetto della normativa antidiscriminatoria e rafforzati i poteri di intervento, sia in sede conciliativa sia giudiziale, a fonte di contenziosi riguardanti le discriminazioni basate sul genere. Tale potenziamento si realizza attraverso:

  • la legittimazione a ricorrere anche in via d’urgenza per tutti i casi di discriminazione davanti al tribunale in funzione di Giudice del Lavoro o al TAR territorialmente competenti;
  • l’indicazione di poteri più incisivi nelle procedure di conciliazione;
  • l’estensione delle possibilità di ricorso in caso di controversie collettive;
  • il rafforzamento dei poteri del Giudice, per esempio nel definire piani di azione positive per la rimozione delle discriminazioni accertate.

c) Azioni positive

Le azioni positive sono interventi, realizzabili nei luoghi di lavoro o in ambito territoriale, che hanno lo scopo di eliminare le disparità per le donne nell’accesso al lavoro, nello sviluppo della carriera e nelle situazioni di mobilità e mirano quindi a rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono la realizzazione delle pari opportunità. Le nuove disposizioni rispondono all’esigenza di semplificare la normativa in materia di azioni positive e di rimuovere gli elementi di criticità emersi sia per il finanziamento dei progetti, sia per i piani d’azione positiva che devono essere adottati nelle pubbliche amministrazioni. Le novità sono essenzialmente:

  • l’ampliamento della platea dei soggetti che possono accedere al finanziamento con l’ammissione dei datori di lavoro pubblici, delle associazioni, delle organizzazioni datoriali;
  • la formulazione da parte del Comitato Nazionale di Parità di un programma-obiettivo che individui annualmente le tipologie di progetti di azioni positive da promuovere;
  • la possibilità di cofinanziare azioni positive per la soluzione di controversie collettive;
  • il riaggiornamento per le amministrazioni pubbliche del termine per l’adozione dei piani di azioni positive, rafforzato dall’introduzione di apposita sanzione, l’introduzione nei piani di criteri preferenziali per promuovere l’inserimento di donne in settori e livelli professionali nei quali sono sottorappresentate.
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