Torrente Terzolle

Torrente Terzolle

La sorgente del Torrente Terzolle – il cui nome deriva da “Tertium lapidem” corrispondente al terzo miglio della via Cassia nova dall’allora ‘Florentia’ – è situata presso Cercina, a Nord di Firenze. L’area protetta si estende per 1970 ettari nel bacino del torrente, tra le colline poste a Nord di Firenze sul versante est del Monte Morello. Paesaggisticamente la valle di Cercina è una zona prevalentemente agricola, caratterizzata da antiche coltivazioni promiscue ad olivi e viti.

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Torrente Terzolle
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Sentieri

Caratteristiche dell’area

Comuni interessati Firenze, Sesto Fiorentino, Vaglia
Descrizione delle caratteristiche naturalistiche-ambientali La sorgente del Torrente Terzolle è situata presso Cercina, a Nord di Firenze. Paesaggisticamente la valle di Cercina è una zona prevalentemente agricola, caratterizzata da antiche coltivazioni promiscue ad olivi e viti. I vigneti rappresentano piccoli impianti localizzati ed i seminativi sono in forte diminuzione.

Nella valle della Terzollina, più stretta e chiusa, è presente il bosco di Terra Rossa con specie tipiche della macchia mediterranea.

Descrizione delle caratteristiche storico- territoriali L’area protetta del Torrente Terzolle si estende per 1970 ettari nel bacino imbrifero del torrente omonimo, tra le colline poste a Nord di Firenze sul versante est del Monte Morello. La zona protetta è adiacente al Sito di Interesse Comunitario del Monte Morello.

Dal punto di vista amministrativo è situata nei Comuni di Firenze (949 ettari) e Sesto Fiorentino (998 ettari) e ricade in piccola parte anche nel Comune di Vaglia (23 ettari).

 

Il territorio protetto si presenta ripido ed aspro, infatti da una quota basale di circa 70 m si sale rapidamente, nell’arco di qualche km, ai 747 m di Poggio al Giro.

La dorsale di Canonica divide il Terzolle, la cui sorgente è nei pressi di Cercina, dalla Terzollina.

La Terzollina è un piccolo torrente che bagna Trespiano e poi Monterivecchi, immettendosi successivamente nel Terzolle all’altezza dell’ex Mulino di Serpiolle.

Dopo la confluenza con la Terzollina il Terzolle scorre attraverso le zone urbane di Careggi e Rifredi. Successivamente il Terzolle confluisce nel Mugnone al Ponte di San Donato, per poi gettarsi in Arno nei pressi del piazzale dell’Indiano.

Originariamente il Terzolle sfociava direttamente in Arno nei pressi del Ponte alla Vittoria.

 

L’area protetta, per la particolare vicinanza alla città, presenta l’occasione di innumerevoli escursioni in cui l’interesse naturalistico si affianca a quello storico paesaggistico. In questa zona sono infatti presenti numerosi castelli e chiese di particolar pregio storico. Tra queste si ricordano la Chiesa di S. Andrea da Cercina, il castellare di Cercina Vecchia, il Castello di Castiglione, la villa di Terzollina e il Mulino de’Bossi.

Geologia Il substrato è costituito da argilliti con arenarie e calcari marnosi del Cretaceo Superiore-Eocene, da formazioni calcareo-marnose del Paleogene (“Formazione di Monte Morello”), da formazioni arenacee ed arenacee-marnose dell’Oligocene-Miocene e da complessi caotici del Giurassico-Cretaceo.

L’area della ANPIL è mappata nella Carta Geologica della Toscana 1:10.000, sezioni:

 

Flora e vegetazione  Il paesaggio forestale dominante è formato dai boschi di roverella e cerro collocati in una fascia altitudinale compresa fra i 200 ed i 500 m di quota. Nelle radure sono presenti arbusti di ginestra di Spagna, rosa selvatica, biancospino, i rovi, il prugnolo, e sanguinella. Negli ambienti particolarmente aridi e soleggiati, compresi tra i 100 e i 600 m, sono diffusi lembi di lecceta consociati spesso con orniello, carpino nero e roverella. La maggior parte dei boschi è governata a ceduo.

All’interno di questi nuclei di lecceta troviamo parcelle di conifere a pino marittimo, pino domestico e cipresso comune, frutto di antichi rimboschimenti. Nella valle della Terzollina si evidenzia la presenza di pini di notevoli dimensioni. Nel sottobosco, a substrato acido, sono prevalenti le eriche insieme al corbezzolo ed al viburno. Lungo il Terzolle ritroviamo le tipiche piante degli ambienti umidi come il pioppo nero, il pioppo bianco, il salice bianco, l’ontano, il sambuco nero ed il luppolo; tra le piante erbacee: la veronica acquatica, i carici, i giunchi, l’ebbio e l’erba saponaria.

Fauna Dalle numerose fonti bibliografiche risulta che nella zona protetta i rettili più comuni sono la tarantola muraiola, la lucertola muraiola e quella campestre, il biacco e la biscia dal collare.

Per gli anfibi sono presenti la rana appenninica, la rana comune, la rana verde, il rospo comune e la salamandrina dagli occhiali.

Tra i mammiferi i più comuni sono la volpe, il tasso, la donnola, il cinghiale, il capriolo ed il riccio. Risultano presenti anche varie specie di chirotteri: il serotonino, il pipistrello di Savi, il pipistrello nano.

Fra gli uccelli sono presenti i passeriformi di bosco, ghiandaie, cornacchie e picchi e alcuni rapaci provenienti da Monte Morello come l’allocco, il gheppio ed il gufo.

Curiosità e Leggende Il toponimo Terzolle deriva dalla pietra miliare “Tertium lapidem”, che segnava il terzo miglio da Florentia della via Cassia nova.

L’antico nome romano dato al Torrente Terzolle era Rivus Frigidus per la freschezza delle sue acque. Da questo toponimo, per assonanza, nacque il nome del vecchio borgo di Rifredi (oggi parte del quartiere 5 di Firenze) costruito più a valle sulle sue rive.

Nella parte alta di Rifredi, il Terzolle corre lungo via delle Gore, così chiamata perché fino alla metà del secolo scorso erano presenti diversi mulini, il cui movimento era garantito appunto dalle “gore”, canali artificiali che deviavano l’acqua del torrente per riempire i “margoni” consentendo così il funzionamento delle macine.

A Cercina, sul greto del torrente Terzolle, il 12 giugno 1944 fu fucilata Anna Maria Enriques Agnoletti, una partigiana, insieme al capitano Italo Piccagli e ad Enrico Bocci, uno dei fondatori di Radio CORA, la radio clandestina del partito d’azione fiorentino. Con loro vennero fucilati anche tre paracadutisti alleati che aiutavano Radio CORA ed un partigiano cecoslovacco. Un cippo ricorda l’accaduto.

 

Il piovano Arlotto

Arlotto Mainardi, detto il Piovano o Pievano Arlotto (Firenze, 25 dicembre 1396 – Firenze, 26 dicembre 1484), è stato un sacerdote italiano, famoso per il suo spirito e le sue burle diventate proverbiali, grazie a una letteratura popolare fiorita per tutto il Rinascimento.

 

L’Uccellatoio. La presenza di una locanda all’Uccellatoio è documentata almeno dal ‘300, vi sono ambientate anche alcune burle dello stesso piovano Arlotto. Ma l’Uccellatoio ha avuto persino l’onore di una citazione dantesca, si legge infatti nel canto XV del Paradiso:

 

“Non era vinto ancora Montemalo

dal vostro Uccellatoio, che, com’è vinto

nel montar sù, così sarà nel calo”.

Si tratta della profezia di Cacciaguida, che significa: il declino dell’Uccellatoio (cioè di Firenze) sarà rapido quanto lo è stata la sua ascesa su Monte Mario (cioè su Roma).

In seguito all’Uccellatoio fu istituita una stazione di posta, dove le diligenze in servizio sul tragitto Firenze-Bologna potevano effettuare il cambio dei cavalli, ma dopo il 1750, rimasta tagliata fuori dal nuovo tragitto della via Bolognese, la posta fu trasferita a Fontebuona.

Nel 1836 vi nacque il pittore e scultore Adriano Cecioni, del gruppo dei macchiaioli. Nei primi anni del XX secolo, per iniziativa della Marchesa Emilia Catellini da Castiglione, vi fu realizzata una scuola elementare per fanciulle indigenti, gestita dalle monache mantellate, che vi fondarono anche un piccolo oratorio dedicato al Sacro Cuore, ancora oggi esistente.

 

Villa di Pratolino – Parco Demidoff.

La villa e il parco di Pratolino furono realizzati negli anni fra il 1568 e il 1581 per volontà del granduca Francesco I dei Medici, che si avvalse dei più grandi artisti e architetti dell’epoca (Buontalenti, Giambologna, Ammannati) non solo per la costruzione della villa e dei vari edifici, ma anche – assoluta novità – per la progettazione e realizzazione di giochi d’acqua, automi e marionette, tutti mossi dalla forza idraulica e posti all’interno delle numerose fontane e grotte artificiali.

Nelle descrizioni lasciate dai visitatori dell’epoca si legge la meraviglia e lo stupore provati di fronte all’ingegnosità e magnificenza del parco e della villa, tanto che Pratolino divenne una sorta di “prototipo” per le grandi regge di campagna che fiorirono in Europa fra sei e settecento.

Putroppo però la manutenzione di un sistema tanto complesso e delicato si rivelò ben presto troppo dispendiosa per le casse del granducato, e cominciò così per Pratolino un lungo e lento periodo di declino.

Il colpo di grazia fu l’estinzione della casata dei Medici nel 1737 e la venuta dei Lorena in Toscana: nel lungo ed incerto periodo di reggenza (1737-1764) il parco rimase di fatto abbandonato; in seguito, il granduca Pietro Leopoldo di Lorena, impegnato nell’ammodernamento dello stato e nelle importanti opere di infrastruttura e bonifica, trascurò deliberatamente la costosissima manutenzione del parco e della villa.

A partire dal 1773 le statue più preziose del parco presero la via di Boboli, nel 1779 iniziò la spoliazione degli arredi della villa, trasferiti in città, mentre il parco veniva usato come riserva di caccia e gli edifici di servizio venivano dati in affitto.

Dopo i nuovi saccheggi e l’abbandono del periodo napoleonico, la villa ed il parco erano ormai in rovina, quando, nel 1818, il granduca Ferdinando III incaricò l’ingegnere Joseph Frietsch di provvedere ad un generale recupero del complesso.

La villa medicea, ormai pericolante, fu demolita assieme ad alcuni edifici di servizio fra il 1821 ed il 1824; mentre il parco, per limitare il più possibile le future spese di manutenzione, fu trasformato in un giardino all’inglese con grandi prati e boschi al naturale, abbattendo ed interrando ciò che ancora restava delle antiche fontane. Delle decine di manufatti sparsi per il parco, furono risparmiati solo la statua dell’Appennino, la grotta di Cupido e le due mete di spugna. Contemporaneamente il parco fu ampliato, inglobando alcuni poderi confinanti e passando da 20 a 68 ettari.

Nel 1872 l’intera tenuta fu acquistata dalla famiglia Demidoff, principi di origine russa, che vi stabilirono la loro residenza ricavando una nuova villa dall’ex paggeria. Furono i Demidoff a disseppellire e restaurare alla meglio alcune delle antiche fontane: la fontana di Giove, la Peschiera della Maschera, la Grande Voliera, la vasca della Ranocchia, la fonte del Mugnone.

Alla morte dell’ultima principessa Maria Demidoff (1955) il parco passò al nipote Paolo Karageorgevic principe di Jugoslavia, che inizialmente tentò con scarso successo lo sfruttamento agricolo della tenuta ed infine, nel 1969, mise all’asta gli arredi della villa e vendette il parco ad una società immobiliare.

Scongiurato un pazzesco progetto di speculazione edilizia, il parco fu alla fine acquistato della Provincia di Firenze nel 1981, per essere poi aperto al pubblico.

Links Pagine dedicate all’area protetta

Itinerari a piedi

Itinerari in bicicletta

Escursioni a cavallo ed ippoterapia nella area protetta:

Pagine con informazioni turistiche sull’area protetta ed i suoi dintorni

Guide, letture consigliate e cartografia Guide e letture sulla area protetta

  • La Valle del Terzolle – Volume 2, Bondi Rossi C., 2009, Pubbl. Quartiere 5, Tipografia del Comune di Firenze, 145 pp.
  • La Valle del Terzolle – Volume 1, Bondi Rossi C., 2008, Pubbl. Quartiere 5, Tipografia del Comune di Firenze, 129 pp.
  • La Valle del Terzolle come incrocio di ecosistemi naturali, in La Piana fiorentina: una biografia territoriale narrata dalle colline di Castello, Poli D., 1999, Ed. Alinea, 190 pp.
  • Ville giardini ed altro… Itinerari storico-culturali nel Quartiere 5 e dintorni, Papucci et alii, 1995. Tipografia del Comune di Firenze, 72 pp.
  • A piedi a Rifredi. Itinerari storico-naturalistici nel Quartiere 5 e dintorni, Pratesi R., 1993. Tipografia del Comune di Firenze, 47 pp.
  • Il torrente Terzolle. Istruzioni per il riuso. Atti del convegno “Il recupero ambientale del torrente Terzolle”, SMS Rifredi (Firenze) 27/28 ottobre 1989. A cura di Barducci M., Consiglio di Quartiere 7. Pubbl. Comune di Firenze, 1989, 52 pp.
  • La Pieve di S. Andrea a Carcina e la valle del Terzolle. Atti del Convegno di studi, Cercina-Sesto Fiorentino 5-6 dic. 1985. A cura di Trotta G. Ed. Centro Studi per il Restauro dei Monumenti e dei Centri Storici (Firenze), 1986, 231 pp.

Altre guide

  • Bus+Trekking intorno a Firenze, Abbatemaggio E., Fontani S., Ed. Multigraphic, 2007, 104 pp.
  • In bicicletta nei dintorni di Firenze e Prato, Pezzani C., Grillo S., Ediciclo Editore, 2001, 168 pp.
  • A piedi intorno a Firenze, Ardito S., Ed. Iter, 1995, 144 pp.
  • Guida Escursionistica della Provincia di Firenze, Benini A., Ed. CAI Firenze, 1991, 261 pp.
  • Attorno a Firenze, Benini A., Ed. Tamara Montagna 1989, 272 pp.

Documenti storici

 

 

Cartografia

  • Carta dei sentieri e rifugi 1:25000. Monte Morello, Monti della Calvana, Valle di Bisenzio, Edizioni Multigraphic, Firenze.

 

Punti di accesso Dalle uscite Firenze Ovest (A11) e Firenze Nord (A1) si seguono le indicazioni per Careggi. Arrivati nei pressi dell’ospedale si prende la strada per Serpiolle. Da qui parte il sentiero CAI n. 5.

Proseguendo si raggiunge Cercina, da cui partono gli altri sentieri CAI.

Sentieri presenti nell’area Nella area protetta sono presenti vari sentieri:

  • il sentiero CAI n. 62, detto anche Sentiero del Piovano Arlotto, parte da Cercina per raggiungere l’Uccellatoio e Pratolino. E’ il collegamento più breve tra le pievi di Macioli e Cercina. Il sentiero è percorribile anche in mountain bike ed a cavallo.
  • Torrente Terzolle – Cercina. Percorso che risale in parte il Torrente Terzolle sino a Cercina. Inizia dalla Docciola per proseguire verso il borgo medioevale di Canonica sino alla Collinuzza, per scendere poi al mulino di Boso. Da qui inizia la risalita seguendo la vecchia strada di Cercina, probabilmente di epoca etrusco-romana, sino al ponte longobardo per raggiungere la Pieve di Sant’Andrea ed arrivare poi all’antico Castellare di Cercina. Da Cercina è possibile proseguire utilizzando i sentieri CAI
  • Serpiolle – Monterivecchi – Trespiano – San Bartolo. Interessante percorso che si snoda attraverso il bosco di Terra Rossa lungo la valle della Terzollina. Il punto di partenza è presso l’ex Mulino di Serpiolle, dove lasciando sulla destra la Villa di Terzollina, si iniziano a risalire le pendici di Monterivecchi coperte da macchia mediterranea. Da qui si scende al podere La Casaccia, in località il Tiro, dove si trovava una polveriera ed un poligono dell’esercito usato fino alla seconda guerra mondiale. Continuando lungo la riva sinistra della Terzollina si raggiunge l’abitato di San Bartolo.
  • itinerario n. 3: Monte Morello tra arte e storia. Da Serpiolle a Castello passando da San Lorenzo a Serpiolle, il Cippo ai caduti di Radio CORA, Valcenni e San Silvestro a Ruffignano
  • itinerario n. 4: Poggio Garena – Cercina: dall’ex Sanatorio Banti (m 468 s.l.m.) alla Pieve di Cercina (m 353) passando dalla cima del Poggio Garena (m 515) e dall’Uccellatoio (m 490)
  • Infine, un itinerario proposto dalla associazione Pro Loco di Sesto Fiorentino collega, interamente via strada, Santa Lucia alla Castellina con Cercina.

 

Info e contatti L’area protetta non è dotata di centro visite.

SCARICA IL REGOLAMENTO DELL’AREA PROTETTA (regolamento Sesto Fiorentino)

SCARICA IL REGOLAMENTO DELL’AREA PROTETTA (regolamento Firenze)

Ultimo aggiornamento 17/03/14

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