Monti della Calvana

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Monti della Calvana

La Calvana è una catena montuosa posta al confine tra le province di Prato e Firenze, e caratterizzata da una serie di rilievi che si snodano per una quindicina di chilometri fra i 700 e gli 800 metri, raggiungendo i 916 metri nel tratto centrale (Monte Maggiore). La sua dorsale inizia a Sud con Poggio Castiglioni (m 397) e termina a Nord con Poggio Montecuccoli (m 770). I monti della Calvana costituiscono lo spartiacque naturale tra il Fiume Bisenzio, che scorre sul fianco occidentale, il Torrente Marina (che invece solca la vallata che dalle Croci scende a Calenzano per gettare poi le acque nel Fiume Bisenzio), ed i ruscelli che solcano la valle del Mugello ed alimentano il Fiume Sieve.

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Monti della Calvana
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Sentieri

Caratteristiche dell’area

Comuni interessati Barberino di Mugello, Calenzano
Descrizione delle caratteristiche naturalistiche-ambientali La Calvana è composta in prevalenza da rocce calcaree. Presenta una morfologia tipicamente carsica, con la presenza di ben 35 grotte, numerose doline, risorgive ed inghiottitoi. Questa peculiarità origina a sua volta una flora particolare tipica dei terreni calcarei dove sono presenti numerosi endemismi.

L’area protetta comprende due Siti di Interesse Comunitario, un habitat prioritario denominato “formazioni erbose secche e facies coperte di cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia con stupenda fioritura di orchidee)” (codice 6210) presente, in maniera più o meno continua, su tutto il crinale della dorsale della Calvana; e un habitat non prioritario denominato “formazioni di Juniperus communis su lande o prati calcarei” (codice 5130), presente soprattutto nella Calvana meridionale.

Associati a questi habitat sono specie di uccelli e di anfibi molto rare e tutelate da direttive europee.

Le praterie presenti nella Calvana sono di origine secondaria, ossia si sono formate a causa dell’intervento dell’uomo ed in particolare dell’attività pastorizia. Con lo spopolamento che la montagna ha vissuto dal secondo dopoguerra le attività di allevamento di bestiame (sia ovino che bovino) hanno subito un forte calo. In conseguenza di tali avvenimenti il bosco ha riconquistato consistenti porzioni di territorio a scapito delle praterie.

Inoltre, nelle praterie rimaste viene spesso effettuato un pascolamento senza alcuna regola volta a tutelare l’integrità del manto erboso. Di conseguenza nei prati con le specie più appetite la pressione del bestiame è eccessiva, mentre in altre zone la pressione è scarsa o assente e che quindi tendono ad essere invase dagli arbusti e successivamente dal bosco.

La sopravvivenza delle praterie è messa in pericolo anche dal passaggio di mezzi fuoristrada (auto e moto). Questi mezzi, passando, innescano fenomeni di erosione che tendono ad espandersi nel tempo per l’azione dilavante dell’acqua.

Una minaccia indiretta alla conservazione delle praterie è data dagli incendi, soprattutto quando questi interessano vaste aree come accaduto nell’estate 2003. Gli incendi sono minacce indirette perché, pur sviluppandosi prevalentemente nelle aree boscate ed arbustive, creano grossi problemi a pastori ed allevatori e di conseguenza alla corretta gestione delle praterie.

 

In definitiva, gli habitat protetti si sono mantenuti dove sussiste ancora una residua attività pastorizia e dove l’evoluzione verso formazioni forestali èè rallentata da fattori ambientali come la scarsità di suolo e quindi anche di riserva idrica nel terreno. Il pascolamento di questi ambienti, soprattutto da parte di ovini, risulta comunque fondamentale per la loro sussistenza.

Descrizione delle caratteristiche storico- territoriali Sulla Calvana si trovano un’area naturale protetta di interesse locale (ANPIL), un sito di interesse comunitario (“La Calvana”), un sito di interesse regionale (SIR) e un complesso forestale facente parte del Patrimonio Agricolo-Forestale Regionale.

L’ANPIL è stata costituita nel 2003 dalle province di Prato e  Firenze e si estende complessivamente per 4.016 ettari. Di questi, 1337 ettari sono in provincia di Firenze, di cui 1316 nel comune di Calenzano e 21 nel comune di Barberino di Mugello.

Nella provincia di Prato l’estensione della ANPIL è 2.679 ettari, di cui 1.072 nel comune di Prato, 434 nel comune di Cantagallo e 1.173 nel comune di Vaiano.

La catena della Calvana è stata popolata dall’uomo fin dai tempi della preistoria; sono state trovate tracce risalenti al Paleolitico inferiore (circa 100.000 anni fa). Le tracce preistoriche più consistenti sono successive (VI secolo a.C.) e testimoniano l’insediamento sulla Calvana della popolazione preistorica dei Liguri, che vi praticarono l’agricoltura.

 

Nel periodo etrusco arcaico (575-450 a.C.) ai piedi della Calvana si trovava una città di grande importanza, presso l’attuale abitato di Gonfienti. La città, scoperta nel 1997, era estesa per almeno sedici ettari ed era stata realizzata in forme urbanistiche regolari almeno dalla seconda metà del VI secolo. Gli scavi hanno dato alla luce una Domus di straordinarie dimensioni (circa 1460 mq), la più grande Domus etrusca conosciuta. All’interno sono venuti alla luce reperti preziosi, tra cui una kylix realizzata ad Atene ed attribuita al tardo periodo della produzione del maestro Douris, o in seconda ipotesi alla sua scuola, con una cronologia orientata intorno al 475-470 a.C.

E’ stato ipotizzato che questa antica città avesse avuto una grande importanza strategica per la sua dislocazione geografica, in quanto situata proprio a metà del percorso che si suppone seguissero gli Etruschi per trasportare il ferro proveniente dall’Elba dal porto di Pisa allo scalo adriatico di Spina. In particolare, da Gonfienti probabilmente veniva imboccata la Val di Bisenzio, del Setta e del Reno, fino a giungere alla città di Kaina sull’altopiano di Misa (l’attuale Marzabotto).

La città era circondata da necropoli, sia in pianura che ai piedi della collina; di queste, una si trova sulla Calvana, presso il Borro della Lastruccia e la Casa al Piano.

Dalla fine del V secolo la zona di Gonfienti viene abbandonata; da questo momento, le tracce di vita sembrano piuttosto spostarsi nelle zone collinari.

Durante l’Età romana, quando si registra una presenza maggiormente diffusa nel territorio, strategica appare ancora una volta la viabilità, con la Cassia Clodia, che non doveva passare lontano da Gonfienti; nel territorio della Calvana sono state individuate torri di epoca romana.

Nel territorio della Calvana è anche presente un esteso reticolato di grandi mura a secco e terrazzamenti, la cui datazione e funzione è a tutt’oggi ignota e dibattuta; alcune parti sono state attribuite ai liguri, altre sembrano risalire ad epoca romana.

In epoca medioevale la zona di “Montaguto” tra Sofignano e Monteccuccoli fu uno dei feudi dei conti Alberti, confermato loro con diploma dell’Imp. Federigo I nell’anno 1164. Nella stessa zona anche i conti Guidi possedevano poderi, con privilegi dati loro da Arrigo VI e Federigo II. Dopo la pace di Sarzana la Repubblica Fiorentina, “volendo togliersi d’attorno tanti signorotti e baroni di castella troppo molesti al suo” acquistò nel 1361 castelli e territorio.

Da là si hanno notizie sporadiche di passaggi di proprietà nel tempo; comunque già alla fine del Quattrocento la popolazione dei villaggi era scarsa e scarsa è rimasta nel tempo fino ai giorni d’oggi.

 

Durante la seconda guerra mondiale i contadini della zona di Valibona dettero ospitalità ai partigiani. nella notte tra il 2 ed il 3 gennaio 1944, un numeroso gruppo di forze fasciste accerchiarono il fienile in cui si erano rifugiati i partigiani e dopo un lunga battaglia ebbero la meglio. Dopo avere ucciso alcuni partigiani e ferito e catturato quasi tutti gli altri, arrestarono i contadini che li avevano ospitati e saccheggiarono e bruciarono le loro case.

Quella di Valibona fu la prima battaglia dei partigiani in Toscana; il fienile dove si svolse è quindi un importante luogo della memoria. Il Comune di Calenzano lo ha acquistato e trasformato nell’Ecomuseo della Resistenza, circondato dal Parco della Memoria. Tra i temi dell’ecomuseo, quello dell’accoglienza è il punto di partenza, in quanto proprio l’accoglienza data dai contadini ai partigiani è stata la origine degli eventi che ne hanno fatto un luogo simbolico, e da qui la scelta di destinare una parte di questo spazio ad uso foresteria come a ricollegarsi idealmente a quell’evento. La prima pietra dell’Ecomuseo è stata posta il 25 aprile 2009.

Geologia I monti della Calvana sono il secondo complesso carsico toscano per grandezza dopo la Alpi Apuane. Sono formati dalla “formazione di Monte Morello” (Paleocene-Eocene medio) costituita da argille e da calcare Alberese. Tali rocce permettono una circolazione idrologica profonda sia attraverso i fenomeni di carsismo, sia attraverso piani di scorrimento che forniscono acqua alle sorgenti. Nei monti della Calvana sono presenti 97 sorgenti, distribuite abbastanza uniformemente nella parte settentrionale ed in quella centrale, numerose tra i 300 e i 400 m. Nella parte meridionale le sorgenti sono poche, ubicate in prossimità dei fondovalle. Il regime idrologico delle sorgenti presenta una forte variazione delle portate in funzione della intensità delle precipitazioni. La densità del drenaggio supeficiale è relativamente abbondante per un’area carsica, ma solo alcuni dei piccoli torrenti che scendono dalla dorsale sono perenni.

 

Nelle pendici dei Monti della Calvana si trovano numerose grotte, che svolgono le loro propaggini sia attraverso cunicoli orizzontali, sia in profondi pozzi. Il catasto delle grotte della Regione Toscana ne censisce 45, di cui 12 nella ANPIL in provincia di Firenze.

Lo sviluppo dei fenomeni carsici, e delle grotte in particolare, è stato imputato a due fattori. Innanziuttto la presenza di abbondante acqua derivata da un fiume il cui alveo scorreva in corrispondenza dell’attuale crinale della Calvana durante il Pliocene. In secondo luogo, la frammentazione degli strati rocciosi durante i movimenti tettonici, che ha consentito il passaggio delle acque attraverso gli strati argillosi impermeabili che nella Calvana sono alternati a quelli calcarei. Nel vicino Monte Morello, simile alla Calvana per caratteristiche geologiche, il carsismo non si è sviluppato per la mancanza di un consistente apporto d’acqua.

Nell’area della Calvana sono presenti molte forme carsiche di superficie, la maggior parte delle quali nella parte meridionale della catena, sulle spianate sommitali e sul versante occidentale. Sul versante orientale invece, data la ripidità dei pendici, non sono presenti formazioni degne di nota. Molte di queste formazioni, a dolce pendio e ricche di suolo fertile, furono utilizzate in passato per la coltivazione o per il pascolo, sfruttando anche la più lunga permanenza di una certa umidità che permette all’erba di svilupparsi fino nella tarda estate. Attualmente rappresentano contesti ad alta biodiversità erbacea.

L’opera dell’uomo ha spesso modificato i profili originari di queste doline, innalzando muretti a secco per contenere l’erosione o argini per farne dei laghetti e avere una riserva d’acqua. Sono presenti anche alcune “uvala”, grandi cavità a contorno irregolare, formate dalla fusione di più doline, originatesi su livelli diversi. Inoltre è segnalato un campo solcato di non grande evidenza.

La geologia dei Monti della Calvana è descritta in due carte:

L’area della ANPIL è anche mappata nella Carta Geologica della Toscana 1:10.000, sezioni:

 

Flora e vegetazione I prati di origine secondaria sono la formazione vegetale che maggiormente spicca nel paesaggio della Calvana e che rappresenta un’emergenza naturalistica primaria da tutelare. La loro origine è dovuta sia alle particolari condizioni edafiche dell’ambiente (carsismo, rocciosità), sia alla pastorizia che al taglio irrazionale del bosco e agli incendi. La composizione di questi prati risulta da tempo stabilizzata in risposta alla pressione del pascolo che si esercita nell’area fin da tempi antichi. Si tratta di prati polifitici con alta numerosità delle specie presenti.

I prati risultano abbastanza simili come composizione floristica, ma localmente si può assistere ad una certa eterogeneità derivata dalla diversa profondità del substrato che determina la formazione di un mosaico fra due principali tipologie: nelle zone depresse, dove il suolo è più profondo e quindi ha una maggiore riserva idrica ed un maggior contenuto di nutrienti, tendono a prevalere le specie mesofile e mesoigrofile degli arrenatereti (Molinio- Arrhenatheretea) come Trifolium incarnatum, Trisetum flavescens, Cynosurus cristatus, Bunium bulbocastanum, Plantago lanceolatamentre dove affiora la roccia tendono ad aumentare le specie xerofile dei Festuco-Brometea come Bromus erectus, Brachypodium rupestre, Festuca inops, Artemisia alba. In questi habitat fioriscono nella stagione primaverile quasi 60 specie di orchidee.

Queste praterie non sono continue, ma sono intervallate da nuclei arbustivi o anche da arbusti singoli. I nuclei arbustivisono generalmente composti da rosa caninaprugnolo, ginestra di Spagna, rovi, biancospino, mentre gli arbusti singoli sono generalmente esemplari a portamento arboreo di biancospino o individui di ginepro comune .Gli arbusteti rappresentano sia uno stadio di degradazione del bosco di latifoglie decidue sia un’evoluzione dei campi abbandonati.

Le pendici orientali della Calvana sono ricoperte in massima parte da vegetazione di latifoglie decidue caratterizzate da una fase di riposo invernale, anche se nelle basse pendici dei versanti meridionali si ritrovano elementi sclerofillici tipici della vegetazione mediterranea. Le superfici boscate di questi monti sono colonizzate da:

  • querceti di sclerofille sempreverdi a dominanza di leccio, ubicati nelle basse pendici di Poggio Secco e nella zona Pizzi di monte – Travalle. Il leccio è accompagnato dalla lentaggine, dall’alaterno dalle foglie lanceolate – ovali, moltocoriacee e lucide e dai frutti rossi e neri appetiti dagli uccelli;
  • querceti di latifoglie decidue a dominanza di roverella, nei versanti caldo-aridi della Val di Marina. Alla roverella si consocia spesso l’orniello. Tra le specie più comuni del sottobosco vi sono: i rovi, il vinciboscoo madreselva, il pungitopo, il risanguine e l’asparagio selvatico;
  • querceti di roverella misti a cipresso, nei suoli caratterizzati da un forte squilibrio idrico estivomal sopportato dalle latifoglie;
  • querceti di latifoglie decidue a dominanza di cerro, di norma si trovano insediati nei terrenifreschi e profondi spesso collocati negli impluvi o nei versanti settentrionali;
  • boschi di carpino nero che trovano una loro naturale collocazione soprattutto sui versanti rocciosi e freschi come le pendici esposte a settentrione, spesso ad elevata inclinazione. Fra i più comuni arbusti del sottobosco deve esserericordato: l’emero, l’olivella e l’edera;
  • i boschi di nocciolo costituiscono un tipo di vegetazione lineare che corre lungo i ruscelli, mentre sui crinali della Calvana occidentale s’insedia in concomitanza dei solchi di erosione. Tali formazioni sono luoghi freschi ed ombrosi dove trova riparo il bestiame. I noccioleti custodiscono un’interessante flora accompagnatrice composta da: lecampanelline; il bucaneve; il fior di primavera; la scilla silvestre;
  • sulla sommità, in esposizione prettamente settentrionale, si trovano boschi di carpino bianco che costituiscono cenosirelitte, oggi molto rare in Toscana. All’interno di esse, come nei noccioleti, trova rifugio un contingente di specie erbacee poco comuni nel nostro territorio: l’isopiro comune, Corydalis cava e Corydalis lutea, Anemone narcissiflora.

 

Fauna Gli habitat protetti della Calvana, praterie su substrato calcareo, sono popolati da numerosi uccelli rari, soprattutto passeriformi legati ad ambienti di prateria. Questi sono anche, per la maggior parte, presenti nelle liste rosse europee: biancone, falco pecchiaiolo, succiacapre, albanella minore, tottavilla, calandro, culbianco, codirossone, averla piccola, ortolano.

I torrenti alimentati dalle risorgive di mezza costa presentano condizioni ecologiche ottimali per la sopravvivenza di popolazioni di anfibi molto rare e sensibili.

In particolare, nel territorio della Calvana sono presenti due specie di anfibi di interesse naturalistico tutelati da direttive europee: la salamandrina dagli occhiali e l‘ululone dal ventre giallo. Oltre a questi, tra gli anfibi della Calvana si trovano anche il tritone crestato italiano, la raganella italiana, il geotritone italiano, la rana appenninica, la rana agile, le rane verdi.

Nell’Area protetta sono anche presenti le seguenti specie di rettili: il ramarro occidentale, la lucertola muraiola, la lucertola campestre, la luscengola, il colubro di riccioli, il saettone, il biacco, la natrice dal collare e la vipera.

Fra i mammiferi troviamo: il lupo, il cervo, il capriolo, la volpe, l’istrice, lo scoiattolo, il tasso, la lepre e le arvicole. Di rilevante importanza per quest’area sono i popolamenti di pipistrelli legati ai complessi carsici e agli edifici abbandonati. Tra questi segnaliamo:

l’orecchione bruno, il barbastello, il rinolofo euriale.

All’interno dell’Area Protetta sopravvive, seppur in dimensioni ridotte, la tradizionale attività di allevamento che nel tempo ha dato origine alle praterie, portando anche alla selezione della razza bovina autoctona detta “Calvana” o “Calvanina” parente stretta della Chianina.

Questa razza è stata recentemente riscoperta e valorizzata dopo aver rischiato la scomparsa. A sua protezione e garanzia esiste un marchio, “Le Calvanine”, e una Associazione Interprovinciale degli Allevatori, suddivisi tra Prato e Firenze.

Curiosità e Leggende L’aspetto nudo di questo monte è dovuto alla presenza di estese praterie secondarie nella parte sommitale della dorsale. Nel 1992 sulle pendici di Poggio Bartoli, nella Calvana pratese, su un blocco di roccia è stata rinvenuta una traccia fossile lunga cinque metri e mezzo, attribuita ad un gasteropode (Tahrhelmintopsis convoluta). La traccia risale a 34-45 milioni di anni fa. Dopo la scoperta la roccia è stata rimossa e collocata nel Centro di Scienze Naturali di Galceti.

Agnolo Firenzuola, poeta cinquecentesco, ambientò in Val di Bisenzio gli apologhi dell’opera “La prima veste del discorso degli animali” (Firenze, Giunti, 1548). L’opera, pubblicata postuma, è una raccolta di ventiquattro favole che illustrano principi morali, raccontate da animali.

Links Informazioni sull’area protetta

Itinerari in bicicletta

Pagina dell’Ecomuseo di Valibona e Parco della memoria
Wikipedia sulla battaglia di Valibona

Pagine sulle attività tradizionali nella Calvana

Pagine sui ritrovamenti archeologici nella Calvana e dintorni

 

Guide, letture consigliate e cartografia Guide e letture sul territorio dell’area protetta

  • Per il restauro del territorio e del paesaggio antropico dei monti della Calvana. L’architettura in pietra di San Leonardo in collina, Guasti M., Ed. Lalli, 2010, 108 pp.
  • Presenze etrusche in Calvana: siti e necropoli, Centauro G.A., 2008 – 103 pp.
  • Calvana ritrovata: dal fiume Bisenzio alla sommità: Sofignano e dintorni, Bartolozzi C., Marchi A. Ed. Polistampa, 2006, 322 pp.
  • ANPIL Monti della Calvana, pag. 42-46 in Guida delle aree protette e biodiversità sul territorio della Provincia di Firenze, a cura di Bettini G., Gargani B., Diple Edizioni, 2006, 129 pp.
  • Giardini e parchi di Calenzano, Martelli S., 2005. Alinea Editrice, 160 pp.
  • I Tabernacoli. Immagini sacre e luoghi di culto a Calenzano e Val di Marina, Sirigu A, Ed. Comune di Calenzano, 2004, 156 pp.
  • Guida naturalistica del territorio di Calenzano. Conoscere, capire ed apprezzare un patrimonio accessibile, Papini A. Ed. Alinea, 2003, 229 pp.
  • La Calvana. Storia ed immagini, Ceccatelli E.N., Ruchin F., Ed. Pentalinea, 2003, 96 pp.
  • Grotte della Calvana, Gei F. (a cura di), Ed. del Palazzo, 1985, 55pp.

Itinerari a piedi

  • Sui sentieri degli Etruschi. 20 escursioni e 3 archeotrekking fra Calvana, Monte Morello ed oltre, Bracci G.F., Centauro G.A., Ed. Tamari Montagna, 2008, 144 pp.
  • Un itinerario naturalistico per i monti della Calvana: i geositi : una risorsa da tutelare per la salvaguardia di un territorio alla periferia della città, Bastogi M, Ed. Nuova Toscana, 2006, 109 pp.
  • Itinerari pratesi a piedi ed in mountain bike, Magni L., Sardi G., Ed. Tamari Montagna, 2005, 94 pp.
  • Passeggiate fra storia e natura – Itinerari nella Provincia di Prato e dintorni, Franceschini M., Negri M. Ed. Provincia di Prato, Circoscrizione Est del Comune di Prato, 2004, 128 pp.

Itinerari in bicicletta e mountain bike

  • In bicicletta nei dintorni di Firenze e Prato, Pezzani C., Grillo S., Ediciclo Editore, 2001, 168 pp.
  • Toscana in mountain bike, Volume 1, Grillo S., Pezzani C., Ediciclo Editore, 1991, 192 pp.

Documenti storici

 

 

Cartografia

 

Punti di accesso Dall’uscita A1 Calenzano-Sesto Fiorentino si percorre per un tratto la strada in direzione di Prato, dopo il Ponte sulla Marina, si prendono le indicazioni per Travalle, e da là, si raggiungono alcuni sentieri.

In alternativa sempre dalla solita uscita dell’Autostrada si prosegue oltre il ponte fino ad arrivare ad una rotonda da cui, a destra, si imbocca la strada provinciale Barberinese e quindi si raggiungono i centri di Carraia prima e Secciano poi, da dove partono svariati sentieri.

Se dalla stessa strada si prosegue per il Passo delle Croci, si prende la strada Via di Montemaggiore e si raggiunge la località Regina del Bosco, dove hanno inizio numerosi sentieri.

 

Per recarsi a visitare l’Ecomuseo di Valibona ed il Parco della Memoria:

  • da Calenzano:
    dalla località La Cassiana prendere la strada per Secciano e mattole. Proseguendo oltre mattole, si arriva prima della località regina del Bosco; al bivio svoltare a sinistra e proseguire lungo la strada per Valibona.
    – da Prato:
    Prendere la Via Bologna (SR 326) verso Vaiano. prima di arrivare a Vaiano seguire le indicazioni per Faltugnano, passando sotto l’autostrada e proseguendo per la via di Faltugnano. Oltre Faltugnano seguire la strada vicinale del Castagnolo per arrivare a Valibona
  •  da Barberino di Mugello: prendere la Strada Provinciale Barberinese (n. 8) fino alle Croci di Calenzano, poi proseguire verso la località Regina del Bosco. Subito dopo aver passato questa località al bivio tenersi sulla destra; la strada porta a Valibona.

 

Sentieri presenti nell’area Nella ANPIL sono presenti otto sentieri CAI: n. 20, 24, 26, 28, 40, 42, 44 (con variante 44/A) e 46.

Il percorso formato dai due sentieri CAI 42 e 28 unisce Travalle e Valibona ed è stato denominato “sentiero della pace” in ricordo della battaglia tra fascisti e partigiani che ebbe luogo a Valibona il 3 gennaio 1944.

Un altro itinerario basato su sentieri CAI è il “Croci di Calenzano – Monte Maggiore” che utilizza i sentieri CAI 44 e 46.

 

Il Comune di Calenzano suggerisce altri quattro itinerari nella area protetta insieme ad altri undici itinerari che percorrono località esterne all’area protetta ma situate nelle vicinanze.

Altri due percorsi nell’area protetta sono descritti nella “Guida alla biodiversità nella provicia di Firenze”: da Travalle a Poggio Castiglioni, e Carraia – Vezzano – La Casaccia – il Crocicchio – Valibona – (Monte Cantagrilli).

Info e contatti Il Centro Visite della ANPIL si trova a Le Fornaci di Sofignano a Vaiano, nella parte della ANPIL che ricade nella provincia di Prato. E’ stato collocato in un edificio storico regalato dalla famiglia Buonamici alla Misericordia. Il Centro Visite organizza anche visite guidate.

Al suo interno è stato realizzato un bed & breakfast, la Casa Vacanze Centro Visite Sofignano.

 

Indirizzo:

Via delle Fornaci, 43 – Vaiano (Prato)

tel: 3355896930, fax: 0574 789250
Orario di apertura:

sabato e domenica dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18.30
da martedì a venerdì dalle 15 alle 18.

I Comuni di Calenzano, Campi Bisenzio e la Provincia di Firenze hanno sottoscritto un accordo per la ristrutturazione del fienile situato in località Valibona dove si svolse la battaglia del 3 gennaio 1944 fra nazifascisti e partigiani.

L’edificio verrà adibito a luogo simbolo della Resistenza. Vi saranno allestiti spazi informativi ma anche di accoglienza per studenti ed escursionisti.

Leggi qui tutte le informazioni.

SCARICA IL REGOLAMENTO DELL’AREA PROTETTA (regolamento Calenzano)

SCARICA IL REGOLAMENTO DELL’AREA PROTETTA (regolamento Prato)

Ultimo aggiornamento 17/03/14