Garzaia

Garzaia

L’area protetta è localizzata sulla riva sinistra dell’Arno a circa 200 m dal corso d’acqua, in località Carresi nel comune di Figline Valdarno. Questa località, ed in generale la fascia fluviale dell’Arno tra Figline e San Giovanni Valdarno, è interessata dalle rotte migratorie. Per “garzaia” si intende il luogo in cui nidificano collettivamente le specie di aironi (famiglia ardeidi) con abitudini coloniali.
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Garzaia

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Sentieri

Caratteristiche dell’area

Comuni interessati Figline Valdarno
Descrizione delle caratteristiche naturalistiche-ambientali Il sito su cui sorge la garzaia fa parte di un complesso di zone umide di origine artificiale conosciute come i “Laghi di Figline”, che si trova lungo l’argine dell’Arno, sulla sua sinistra idraulica, a Sud dell’abitato di Figline Valdarno. Cuore dell’area protetta della garzaia di Figline è la zona umida situata in un bosco della antica fattoria Serristori, dove in passato erano state create delle cavità a seguito della attività di estrazione di materiali sabbiosi di origine alluvionale. Queste cavità erano note col nome di “laghi di Figline”.

Con il passare del tempo, a seguito della dismissione delle attività di estrazione e degli eventi meteorici che hanno eroso le pareti di escavazione, questi piccoli specchi d’acqua hanno subito un processo spontaneo di rinaturalizzazione che ha portato alla creazione di tanti piccoli ecosistemi ricchi di flora e fauna lacustre. In particolare, proprio nelle vasche create per la sedimentazione dei fanghi residui si sono originate le condizioni necessarie per la crescita del piccolo bosco igrofilo.

Nella garzaia di Figline nidificano la nitticora (nycticorax nycticorax) e la garzetta (egretta garzetta). Le altre specie di ardeidi osservate nella zona sono l’airone cenerino (ardea cinerea) presente durante tutto l’anno, l’airone rosso (ardea purpurea) e l’airone bianco maggiore (casmerodius albus).

Descrizione delle caratteristiche storico- territoriali Si tratta di un’area che comprende numerose zone umide frutto residuo dell’intensa attività di escavazione di rena e di inerti presente nell’area fino a non molti anni fa. In particolare l’area umida della garzaia, situata all’altezza dell’abitato di Carresi, si è sviluppata all’interno di un sistema di vasche utilizzato in passato per la decantazione delle acque provenienti da un impianto per il lavaggio degli inerti, dismesso nel 2001.

Nel 1995 la Provincia di Firenze, su richiesta del Comune di Figline, ha istituito in questo territorio una Zona di Protezione lungo le rotte di migrazione dell’avifauna, in quanto area di rilevante importanza a livello regionale nel contesto delle zone umide che, dislocate in prossimità del corso dell’Arno, costituiscono aree di sosta e di svernamento dell’avifauna lungo una delle principali rotte migratorie a livello nazionale. Nel caso specifico la Garzaia di Figline Valdarno è individuabile all’interno di un sistema di garzaie a livello regionale che comprende quella di Signa, nella piana fiorentina, di Castelnuovo dei Sabbioni, in Comune di Cavriglia in Provincia di Arezzo, e del Lago di Chiusi.

L’area protetta è stata istituita del Comune di Figline Valdarno nel 2003 su una superficie di circa 10 ettari.

Per difficoltà inerenti la presenza di privati all’interno del territorio dell’ANPIL e alla mancata acquisizione dei terreni in questione da parte dell’amministrazione comunale, nonché per sopravvenute problematiche dovute agli interventi legati alle opere sulla cassa di espansione alla sinistra idraulica d’Arno, il Comune ha deciso di sospendere l’iter attuale e di rimandare alla approvazione del progetto definitivo di creazione del Parco Fluviale delle Casse di Espansione del Fiume Arno l’acquisizione dei terreni e la sistemazione degli stessi allo scopo di realizzare l’oasi naturalistica di protezione denominata “Garzaia” originalmente prevista.

Al momento la zona della garzaia, pur essendo protetta, non è di fatto soggetta ad alcun tipo di controllo.

Geologia L’area protetta si trova nelle immediate vicinanze del fiume Arno ed è costituita esclusivamente da depositi di materiali alluvionali recenti.

L’area protetta si trova all’incrocio di quattro sezioni della Carta Geologica della Toscana 1:10.000:

Flora e vegetazione Nella area protetta sono presenti quattro diversi habitat:

  • il bosco igrofilo di Salice bianco, esteso per circa un ettaro, su cui è situata la garzaia vera e propria. D’inverno è quasisempre allagato
  • un canneto di modesta estensione, costituito prevalentemente da cannuccia di palude, acui si sostituisce in alcuni punti la tifa;
  • un prato umido con stagno;
  • il complesso di campi adiacente l’area della garzaia. in questi sono presenti gli elementi tipici dell’antico paesaggio rurale, fatto di fasce di vegetazione arborea e siepi al margine dei campi.

 

Fauna La particolare valenza ambientale dell’area della garzaia è dovuta al fatto che vi nidificano la garzetta e la nitticora, due specie di ardeidi inserite nella Direttiva 79/409/CEE sulla protezione e conservazione degli uccelli selvatici. La nitticora è stata la specie più numerosa da quando sono iniziate le attività di monitoraggio, nel 1995. Nel 2010 la garzaia contava 142 nidi, di cui più della metà di nitticora, 42 di garzetta, 19 di airone guardabuoi, mentre sgarza, ciuffetto, la cui nidificazione localmente è irregolare, e airone cenerino erano presenti con una sola coppia.

Oltre a queste specie protette, tra quelle regolari sono presenti il gheppio e la poiana; tra quelle estivanti e probabili nidificanti vi sono l’allodola, lo strillozzo e lo zigolo nero.

Altri uccelli nidificanti sono il beccamoschino, la cannaiola, il cannareccione, la gallinella d’acqua, ll germano reale, il migliarino di palude, il pendolinol’usignolo di fiume.

L’area palustre che circonda la garzaia inoltre offre rifugio, durante la migrazione, ad altre specie ritenute prioritarie, quali l’avocetta, il cavaliere d’Italia, il falco di palude, l’albanella minore, l’airone rosso, l’airone bianco maggiore e la sgarza ciuffetto.

Oltre a queste sono presenti anche il beccaccino, il corriere piccolo, la folaga, la marzaiola, la pavoncella, il piro-piro boschereccio.

L’avifauna è così distribuita nei quattro diversi habitat presenti nella garzaia:

  • nidi sono situati nel bosco igrofilo di Salice bianco. E’ interessante segnalare che Nitticore e Garzette nel corso degli anni abbiano regolarmente spostato l’ubicazione dei nidi scegliendo zone caratterizzate dalla presenza di salici giovani e con portamento arbustivo, evitando sistematicamente porzioni di bosco più mature e caratterizzate da una minore densità di alberi. Per quanto riguarda invece l’airone cenerino, l’unica coppia presente ha costruito il nido all’esterno del nucleo centrale della garzaia, all’interno di un pioppeto adiacente al grosso della colonia. Il pioppeto, adesso abbandonato, risultava per buona parte dell’anno allagato a causa dell’esondazione del bacino prospiciente, non più munito di argini
  • nel canneto nidificano e trovano rifugio i passeriformi di palude
  • il prato umido con stagno, allagato per sei-sette mesi nell’arco dell’anno e con profondità dai 10 ai 50 cm, viene utilizzato come area di alimentazione dagli aironi, dalle anatre e dai limicoli durante la migrazione;
  • campi adiacenti all’area della garzaia sono terreno di caccia per gheppi ed albanelle.L’attività trofica degli aironi nidificanti in questa garzaia sembra svolgersi principalmente lungo l’Arno, dal momento che numerose segnalazioni provengono dal corso fluviale a monte ed a valle della garzaia. Gli Aironi guardabuoi, a differenza delle altre specie, sono spesso osservati nei pascoli e nei coltivi che si estendono nell’area di Gaville, a cavallo dei comuni di Cavriglia, Figline Valdarno e S. Giovanni Valdarno.Oltre all’avifauna, nella zona sono presenti anfibi, ed in particolare la rana verde ed il rospo comune, e rettili tra cui la biscia del collare ed il ramarro. Tra i mammiferi avvistati nella Garzaia sono da ricordare il capriolo, la donnola, la faina, l’istrice, il riccio e la volpe.

 

Curiosità e Leggende Gli ardeidi e le loro abitudini, ed una definizione di garzaia, sono descritti nel trattato “Ornitologia toscana” di Paolo Savi (1829), pagina 341:

“FAMIGLIA I. Gli Aghironi. ARDEE (…) – Costumi

Il cibo loro è per il solito di pesci e di rettili acquatici, che essi stanno ad aspettare su’ i margini de’ paduli, in que’ luoghi ove le erbe essendo più basse di loro, non impediscono vedere all’intorno, per poter fuggire, volando, quando il nemico ad essi si accosta. Son più diurni che notturni: sono socievoli, perciò emigrano in truppe, in compagnia vanno a pascolare, ed i nidi loro veggonsi a centinaja riuniti nei medesimi luoghi. Son questi siti di difficile accesso, ove supposero che la loro prole godrebbe tranquillità e sicurezza. Trovansene in varie parti d’Europa, e diversi, anche molto cospicui, sono in Italia, ove han nome di Garzaje. Nella parte orientale del vasto padule di Castiglion della Pescaja, non molto lontano dal chiaro della Meloria, sonovi de’ boschetti di Tamarici, e Salci, che essendo da tutte le parti circondati da foltissime Cannelle, vegetanti in una fanghiglia molle, profonda, e coperta di poca acqua, non si può giungere ad essi con i barchetti, e solo vi si può penetrare camminando con gran fatica, ed anche pericolo, in quell’acqua motosa, ingombra di radiche, e tronchi caduti. In questi boschetti resi quasi inaccessibili all’uomo, non tanto dalla natura del suolo, quanto per l’aria pestifera che vi regna in estate, un immenso numero d’Uccelli acquatici vi si propaga. Anatre, Folaghe, Sciabiche, Gallinelle, ecc. han stabilito il loro covo fra l’erbe ed i paglioni, alla superficie dell’acqua: ma il numero più grande di que’ nidi è d’aironi, e Marangoni, che riempiono tutti i rami, le biforcature de’ fusti, la sommità delle ceppe. Giungendo a penetrare in una di questa Garzaje, odesi un romorìo fortissimo e indescrivibile, prodotto dallo stridere e gracitare contemporaneamente di tutto quell’uccellame. I vecchi, ed i giovani capaci di volo, prendon tutti da prima la fuga, e quasi un nuvolo se ne inalza nell’aria: ma ben presto negli adulti l’amor de’ figli superando il timore, e fors’anche ignari del coraggio e del potere dell’uomo, credendo intimorire, e fugare il loro persecutore, ritornan nel bosco, e ricomincian le strida, e nemmeno i colpi di bastone o di fucile dai quali vedono uccidere un gran numero de’loro compagni, son più capaci di allontanarli”.

Links Informazioni sull’area protetta:

Itinerari a piedi

Itinerari in bicicletta

Informazioni sulle garzaie

Guide, letture consigliate e cartografia Guide e letture sull’area protetta

  • Gli aironi coloniali in Toscana. Andamento, distribuzione e conservazione. Monitoraggio dell’avifauna toscana, Puglisi L., Pezzo F., Sacchetti A., 2012. Edizioni Regione Toscana, 112 pp.
  • ANPIL Garzaia di Figline, pag. 37-39 in Guida delle aree protette e biodiversità sul territorio della Provincia di Firenze, a cura di Bettini G, Gargani B., Diple Edizioni, 2006, 129 pp.
  • Aspetti agronomici della realizzazione delle casse di espanzione del Fiume Arno: un caso di studio, Venturi L., Tesi di Diploma Universitario in Gestione Tecnica e Amministrativa in Agricoltura – Orientamento Tutela dell’Ambiente Agroforestale, Università di Pisa, Facoltà di Agraria, a.a. 2003-2004, non pubblicata
  • Le Garzaie in Toscana. Status e prospettive di conservazione, Scoccianti C., Tinarelli R., 1999. WWF Delegazione Toscana, Serie scientifica n. 6, 150 pp.

Documenti storici

Non esiste una cartografia sentieristica dell’area protetta.

Punti di accesso Per arrivare all’area protetta in auto, da Figline Valdarno (uscita Valdarno dall’autostrada A1) prendere la Via Aretina in direzione sud. La stradina di accesso alla ANPIL si imbocca dalla via Aretina in località Carresi, seguendo le indicazioni per il distributore di metano; dopo il distributore si svolta a destra e si passa da un sottopassaggio. L’ultimo tratto di strada corre lungo il confine della ANPIL.

L’area protetta è raggiungibile in autobus direttamente da Firenze, Campi Bisenzio, Reggello e Figline Valdarno con autobus di linea ACV. La fermata “Tartigliese” è situata sulla Via Aretina in corrispondenza della strada di accesso all’area protetta.

Sentieri presenti nell’area Si accede all’area protetta da una strada asfaltata, percorribile in macchina, che corre lungo il confine Sud Ovest. La strada termina sul percorso pedonale e ciclabile, sterrato che, correndo lungo gli argini del fiume Arno, collega Figline Valdarno a San Giovanni Valdarno. Questo percorso permette di seguire il confine della ANPIL lungo l’argine dell’Arno. Da questo inoltre si dipartono due brevi sentieri che consentono l’accesso alla parte interna dell’area protetta.

Il percorso pedonale e ciclabile ha anche valenza storica, in quanto situato su un piccolo tratto della antica via dell’Alpe di Serra che collegava il Nord Italia con Roma. Questa via è documentata sin dall’Alto Medioevo: gli Annales Stadenses, della metà del Duecento, ritenevano fosse addirittura da preferire alla Via Francigena.

Si servivano della via dell’Alpe di Serra anche quei pellegrini che, partendo da Firenze, si dirigevano verso Roma: il trecentesco Statuto del Capitano del Popolo la indica come la”via et strata que summitur a porta seu Burgo Sancti Niccholai per quam itur in Vallem Arni“.

Questo tratto del percorso si era formato sull’itinerario della romana via Cassia. Nel Medioevo il tracciato della strada romana continuò infatti a svolgere la sua funzione, non tanto come percorso privilegiato per Roma, ma soprattutto per i collegamenti tra Firenze e Arezzo, transitando appunto per il Valdarno superiore, una zona del contado fiorentino particolarmente florida (era considerata il granaio della città) e che alimentava copiosi traffici verso Firenze. Non a caso lungo il tracciato della strada sorsero grossi centri sviluppatisi attorno a dei mercatali (fu il caso, ad esempio, di Figline e di Montevarchi), e la Repubblica Fiorentina fonderà all’inizio del Trecento una delle sue prime “terrenuove” (Castel San Giovanni), allo scopo di vincere le ultime resistenze feudali e controllare pienamente il territorio.

L’intensità dei transiti in questo periodo è testimoniata dalle numerose strutture ricettive e assistenziali che punteggiavano la strada; ad Incisa, Figline, Tartigliese, San Giovanni e Montevarchiera presente una concentrazione di alberghi e osterie che non aveva eguali in tutto il contado fiorentino. Lo stesso si riscontrava riguardo agli enti ospedalieri, che prestavano i loro servizi soprattutto ai pellegrini.

Fra il Quattro e il Cinquecento, alle mete tradizionali di pellegrinaggio cristiano si aggiunse il santuario di Loreto, facendo accrescere ulteriormente il transito dei pellegrini per il Valdarno superiore. La via che portava ad Arezzo divenne infatti il percorso iniziale di tutti coloro che da Firenze intendevano recarsi a visitare la Santa Casa. (tratto dal sito Vie Romee)

Info e contatti

L’area protetta non è dotata di centro visite.

Ultimo aggiornamento 17/03/14

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